Balestrand, Norvegia dipinta

di
Balestrand, il Kvikne Hotel

Balestrand, il Kvikne Hotel

Dalle montagne intorno al Sognefjord, i raggi del sole scivolano sul Kvikne Hotel e imporporano le acque fredde del fiordo. Seduto sulla panchina del molo di Balestrand, guardo questo quadro dipingersi da sé.

Vivo, dentro, un senso di pace infinito. Lo stesso che mi attraversa da quando qualche ora fa sono sbarcato dal traghetto della Fylesbaatane in questo piccolo villaggio incastonato nel canyon marino più lungo della Norvegia.

Qualche passo soltanto per attraversare la piazza, e sono entrato nell’albergo. Non è solo l’edificio più importante e famoso di Balestrand, ma la sua storia. Realizzato nel 19° secolo dal primo discendente della famiglia Kvikne, è ancora oggi, con il suo profilo intagliato come una chalet svizzero, la principale attrazione del luogo.

Per esplorare le montagne vicine e ammirare i loro riflessi contorti specchiarsi nel Sognefjord, qui hanno dormito e vissuto durante le vacanze estive il Kaiser Guglielmo II e la sua corte. Almeno sino alla scoppio della Prima Guerra Mondiale.

La sedia su cui era solito riposarsi dopo le lunghe passeggiate è ancora nell’hotel. Da cui, negli anni, sono passati re, imperatori, presidenti, primi ministri e artisti di ogni dove. Tutti innamorati di questo edificio unico, reso tale da una invidiabile collezione d’arte e di pezzi storici al suo interno.

Dopo averli ammirati, sentendo scricchiolare le assi del pavimento sotto i miei passi, sono uscito nel sole tiepido del pomeriggio. Ho riattraversato la piazza del villaggio e mi sono incamminato lungo le piccole vie che finiscono contro le montagne.

I colori delle case che ho incontrato sono saliti di tonalità: da un bianco tenue sino a un rosso acceso. Lo stesso che gli occhi hanno visto scivolare lungo le pareti della Chiesa di Olaf, l’altra attrattiva di Balestrand.

L’edificio è una stavkirke, un genere particolare di costruzione religiosa, tipica della Norvegia. Fu realizzato nel 1897 per onorare il volere e la memoria di Margaret Green, donna inglese figlia di un religioso britannico, giunta qui per scalare le montagne.

Innamoratasi e sposatasi con Knut Kvikne, uno dei primi proprietari dell’omonimo hotel – ancora oggi gestito dai suoi discendenti – decise di costruire una chiesa anglicana. Marito e moglie iniziarono i lavori insieme, ma la donna non li vide mai finire. L’opera fu portata a termine da Knut.

Durante i mesi estivi ogni domenica, tra queste pareti di legno che guardo con rispettoso silenzio, vicari a rotazione nominati dall’Inghilterra celebrano messa. Dalla file parallele di 29 finestre si possono vedere da un lato le montagne e dall’altro il Sognefjord. Firmato il libro degli ospiti sono uscito riprendendo il sentiero verso il molo.

E mi sono seduto sulla panchina dove mi trovo ora. La visione d’insieme che ho, forse è la stessa che ebbero artististi come Alfred Heaton Cooper, Hans Gude, Hans Dahl e Johannes Flintoe. Con le loro opere resero immortale questo luogo.

Quello che cerco di fare io con un uno scatto: rubare a Balestrand il quadro che ogni giorno dipinge da sé.

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