Bryggen, il cuore di Bergen

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Le case colorate del Bryggen, Bergen © Sónia Arrepia Photography/www.visitnorway.com

Le case colorate del Bryggen, Bergen © Sónia Arrepia Photography/www.visitnorway.com

Il Bryggen vive in lunghe file di edifici colorati, legno grezzo in fondamenta di pietra e tetti a timpano. Li guardo scivolare via dai miei occhi in una scia variopinta mentre cammino il quartiere più famoso di Bergen, sulla riva orientale del porto di Vigen.

Questo è il cuore della seconda città della Norvegia, il simbolo della potenza commerciale che fu. E della sua storia e della sua bellezza architettonica, riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1979.

I 58 edifici, dalla foggia simile e dai colori diversi ma intensi, sono ricordo e simbolo del periodo più prospero della Porta dei Fiordi: quello coinciso con l’arrivo degli Hansa, una Gilda di mercanti tedeschi, che fece del Bryggen il proprio quartiere generale a partire dal 1360, aprendo qui i primi uffici della Lega Anseatica.

Così Bergen da capitale della monarchia norvegese si trasformò in un centro mercantile e divenne una potenza economica e parte integrante dell’alleanza delle cento città dell’Europa settentrionale sino al XVI secolo. I ricchi venditori teutonici, che si erano installati qui e avevano occupato queste case, controllavano le importazioni e le esportazioni da e per l’intera zona.

Fedeli ai loro principi e ai loro scopi unicamente commerciali non si mischiarono mai col resto della popolazione locale e condussero una vita a sé, mantenendo usi e tradizioni proprie. Infatti, ai membri della Gilda era proibito avere relazioni o sposarsi con i norvegesi.

Bryggen, Bergen © Gaby Bohle Visitnorway

Bryggen, Bergen © Gaby Bohle Visitnorway

Ma negli anni a seguire le cose erano destinate a cambiare. Mentre il potere della Lega Anseatica diminuiva ogni giorno di più a favore di compagnie di navigazione olandesi e inglesi e un terzo della popolazione europea veniva decimata dalla peste, le ultime generazioni degli Hansa iniziarono un lungo percorso di integrazione. Alcuni di loro decisero di prendere la cittadinanza norrena, e un po’ alla volta si maritarono con la gente del posto.

Nonostante la crisi irreversibile della Gilda, il Bryggen continuò a essere un centro fondamentale per il commercio sino al 1899, l’annus horribilis in cui l’ultimo ufficio della Lega chiuse per sempre.

Ma il quartiere non perse il suo fascino. Anzi. Negli anni a venire, la città di Bergen si trasformò mantenendo vitali le sue peculiarità, si aprì al mondo e divenne un importante meta turistica, nota in tutto il globo.

Mentre continuo ad attraversare il suo cuore brulicante di vita, penso che solo l’anno scorso quasi 900 mila persone hanno vistato il Bryggen: molti di loro avranno cenato al Enhjørningen, il ristorante dell’unicorno dove gustare le specialità del mare norvegese.

Al suo interno, oltre al meraviglioso odore di cibo raffinato, si respira l’antica atmosfera anseatica. Seduti ai caratteristici tavolini, si possono ammirare le pareti in legno dipinto poggiate sul pavimento traballante.

È uno dei lasciti dell’esplosione di una nave olandese nel porto della città. Il bastimento era carico di esplosivi e la deflagrazione del 1944 fece saltare i tetti e inclinare pericolosamente i pali delle fondamenta nonostante i rinforzi in pietra.

Un’altra meta caratteristica, insieme ai negozi in cui comprare curiosi oggetti di design lavorati a mano, è il Tracteursted, un famoso locale dove mangiare all’aperto d’estate. Dai suoi tavolini sempre pieni, si vede il Bryggen distendersi in lunghe file di edifici colorati.

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