Chiesa in legno di Oslo, la Gol stavkirke

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Chiesa di Gol Oslo © Andrea Lessona

Chiesa di Gol Oslo © Andrea Lessona

L’ombra di Gol cade sul terreno, mentre il suo profilo intagliato si allunga nel verde del Norsk Folkmuseum. I miei occhi si alzano sulla facciata della chiesa in legno di Oslo sino ad arrivare alla punta: sembra scolpita dal cielo.

Invece a renderla così sono state abili mani che in pieno Medioevo realizzarono la stavkirke: un genere particolare di costruzione religiosa i cui muri sono costituiti da assi verticali. Quelli portanti, gli stafr in lingua norrena, hanno dato nome alla tecnica di costruzione.

Era il 1212 quando questo edificio venne innalzato nella municipalità di Gol, dove vi rimase sino al 1880. Poi la decisione di costruire una nuova chiesa e demolire quella vecchia.

Grazie all’intervento della Società norvegese per la preservazione dei monumenti antichi, i materiali della struttura vennero salvati. Li acquistò re Oscar II di Svezia per farne l’attrazione principale del suo museo all’aria aperta a Bygdoy, vicino a Oslo. Museo che nel 1907 venne unito al Norsk Folkmuseum, dove mi trovo ora.

La Chiesa di Gol, Oslo © Andrea Lessona

Davanti a me ho questa chiesa trasportata pezzo a pezzo e ricostruita nel 1885 secondo le antiche tecniche medievali. E’ una dei 140 edifici provenienti da ogni parte del paese che si trovano nel Museo del Folklore. E una dei trenta esemplari che ancora ci sono in Norvegia.

Nell’ombra di piante secolari, aspetto paziente che la fiumana di turisti entri ed esca dalla stavkirkedi Gol. Poi con il rispetto che si deve a un luogo sacro e storico supero il soffitto basso. L’interno tradisce l’imponenza esteriore: non c’è molto spazio.

Un altare semplice, ricoperto da un drappo rosso e da un altro bianco, regge una piccola croce ai cui lati ci sono due candelabri. Dietro l’immagine dell’Ultima Cena dipinta sul legno maestoso delle assi.

Provo dentro un sensazione di pace infinita, un attimo che sa di eterno rotto dal nuovo turno di visitatori che reclama la mia stessa emozione. Esco sul terreno adiacente e incontro una donna con i costumi norvegesi dell’epoca.

In mano ha un cesto colmo di fiori che ogni giorno raccoglie nei dintorni per portarli in chiesa. Si ferma poco prima di entrare, pressata dai turisti che in lei vedono un’icona da immortalare.

Il suo volto tradisce un po’ di imbarazzo, glielo rubo in un click. Poi con quel senso unico che ancora mi vive dentro, lascio la chiesa in legno di Oslo alle mie spalle e da solo cammino nel Norsk Folkmuseum per scoprire un altro pezzo di storia norvegese.

Per approfondire:Wikipedia

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