Fjord Safari sull’Aurlandsfjord

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FjordSafari in Norvegia © Preben Kaspersen VisitFlåm

FjordSafari in Norvegia © Preben Kaspersen VisitFlåm

L’arcobaleno si tende tra le montagne del Sognefjord, verniciandole di luce. Guardo l’indaco piegarsi contro le pareti del fiordo più lungo della Norvegia, mentre il reflusso delle acque fa ondeggiare l’imbarcazione.

Seduto sulla Rib Boat, ammiro lo scenario con altri 15 passeggeri, imbarcatisi con me dal porto di Flåm, il villaggio scandinavo alla fine dell’Aurlandsfjord. Vestiti di tute colorate impermeabili, simili a quelle usate dai motociclisti, con tanto di occhiali e cappello paraorecchie, siamo saliti a bordo di questo canotto a motore per vivere l’ebbrezza di un’avventura che qui chiamano Fjordsafari.

La barca, manovrata con sicurezza da Rune Tokvam, ha iniziato a sfregiare lo specchio d’acqua in lunghe scie. Sembravano scivolare via parallele alle piccole case colorate sulla costa. Sino a sparire nel verde selvaggio del fiordo.

Alte montagne si sono alzate lungo il tratto che stamane ho percorso nel ventre del ferry proveniente da Balestrand. Ora, seduto sulla Rib Boat, le mie mani hanno potuto allungarsi e toccare lo smeraldo bagnato e freddo dell’Aurlandsfjord, l’ultimo tratto del Sognefjord.

Ancora qualche miglio e la barca ha attraccato ad Undredal. Nel piccolo villaggio costiero ho degustato la specialità del luogo: il formaggio di capra. Sulla tavola imbandita ce ne erano di diversi tipi, tutti gustosi e nutrienti.

Rune mi ha spiegato che è uno degli alimenti caratteristici della zona. Così, tra un boccone e un altro, accompagnato da succo di mirtilli, questo giovane dall’aspetto simile a un antico vichingo, mi ha raccontato la sua storia.

Sin da giovane ha avuto nel cuore Flåm, la sua natura selvaggia, i boschi, gli animali. E il fiordo. Lo sognava quando militare dell’areonautica norvegese, di stanza a Oslo, non poteva arrampicarsi sulle montagne come faceva da ragazzo con la sua famiglia e i suoi amici.

Liberatosi della divisa dopo cinque anni è tornato qui, dove la sua anima respira di più. Ha iniziato con il Flåm Guide Service AS nel 2000 portando a spasso i turisti per le sue amate cime. Poi nel 2003 ha fatto nascere il Fjordsafari che oggi impiega dieci persone durante i mesi estivi tra cui la moglie, May Lene, che gli ha appena dato un bimbo.

Il tempo è passato veloce, ma prima di sfidare di nuovo l’Aurlandsfjord, ho visitato il piccolo museo di Undredal. Dentro ci sono vecchi sci in legno e racchette, abiti in pelle, stufe di ferro con cui scaldarsi nelle lunghe notti d’inverno. Alle pareti pannelli esplicativi raccontano la storia di questa zona e come si viveva prima della modernità invadente.

Ripresosi il timone, Rune ha portato la Rib Boat lungo il Nærøyfjord, il fiordo più stretto della Norvegia. Voleva mostrarci dove volano le aquile. Dalla cima delle montagne il mio sguardo, invece, è sceso lungo le cascate che sfregiano le rocce ed è caduto sulle schiene arcuate dei delfini: danzavano nell’orizzonte al ritmo del vento.

Poco più in là, ho visto una foca rubare al cielo gli ultimi raggi di sole, cercando il tepore del tramonto. Poi, l’imbarcazione ha virato veloce per tornare indietro. Nell’ultimo tratto dove le cime si allargano e lasciano spazio al blu, Rune ha fermato la barca.

Da qui guardo l’indaco piegarsi contro le pareti del fiordo più lungo della Norvegia, mentre l’arcobaleno si tende tra le montagne del Sognefjord, verniciandole di luce.

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