Flam, il villaggio dei fiordi norvegesi

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Flåm, il viallaggio dei fiordi  Frithjof Fure www.visitnorway.com

Flåm, il viallaggio dei fiordi Frithjof Fure www.visitnorway.com

La notte avvolge Flam. Sfido l’oscurità camminando nel ricamo di luci artificiali che rubano il buio caduto dalle montagne intorno. Imponenti, sovrastano questo villaggio di 500 abitanti, sorto nella parte finale dell’Aurlandfjord, un ramo del Sognefjord, il canyon marino più lungo della Norvegia.

Sono arrivato qui stamane, solcando le sue acque meravigliose con il ferry. Poi un nuovo imbarco sulla Rib Boat per immergermi nel verde liquido con il Fjordsafari. Dismessi la tuta impermeabile e gli occhiali sono salito su un nuovo traghetto per esplorare il Nærøyfjord, il più stretto del paese scandinavo, sino al villaggio di Gudvangen.

Il ritorno in pullman tra le montagne bucate di gallerie e la sera di Flam. Dai picchi intorno la notte è scesa presto nella valle. Così, nei pochi minuti rimasti prima della chiusura, sono entrato veloce nel museo della Flåmsbana.

Sorge a fianco dei binari della stazione che sfidano le cime per unire il paese a Myrdal. Tra le sue pareti di legno, il centro conserva vecchie locomotive: per anni hanno trainato carrozze cariche di passeggeri. Arrivano e partono da Flam in ogni stagione, anche con la neve.

Qui dentro, tutto ricorda il duro lavoro di uomini indomiti che realizzarono un’opera senza eguali: venti tunnel su un tratto di venti chilometri inerpicati tra valli impervie per garantire un’alternativa di trasporto ai fiordi.

Nelle stanze del museo sono conservati gli strumenti di lavoro, le divise dei bigliettai, i pesanti capi per sfidare l’inverno che gela le rotaie su cui scendere per liberarle dalla morsa del ghiaccio. E’ così dal 1940 quando la ferrovia entrò in funzione.

La storia di Flam è legata stretta a alla Flåmsbana. Ma questo villaggio è molto di più: in estate si riempie di turisti che arrivano qui in traghetto – come ho fatto io – attraversando il  Sognefjord. Il suo porto ospita navi ogni stazza, anche quelle da crociera.

Lo scenario intorno al molo è dipinto dal verde delle grani montagne da scalare e scoprire a piedi o in bicicletta. D’inverno il sole danza lassù senza illuminare la valle. Solo le luci artificiali rendono meno buio il paese.

E’ la stesso sfondo che attraverso per arrivare sino a un bar al centro, ricavato da vecchie carrozze. Poco più in là, l’edificio chiuso della birreria Aegir, famosissima nella regione che vive di turismo e agricoltura.

Supero il ponte sopra il fiume gorgogliante di Flam. L’umidità sale prepotente dalle sue sponde tanto da appannare l’obiettivo della mia macchina fotografica. Oltre, il buio è quasi totale.

Gli occhi si fanno piccoli e vengono attratti da fasci enormi di luce: illuminano la ferrovia e il metallo verde delle locomotive e delle carrozze dall’altra parte del parcheggio. Riprendo la strada sino ad arrivare sul piazzale della stazione.

Guardo la fila dei treni allungarsi nella notte in un alone quasi fosforescente. E penso che domattina sarò anche io tra i tanti passeggeri a salire a bordo, e sfidare le montagne lasciando Flam alle mie spalle.

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