Fløibanen, la funicolare di Bergen

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Scorcio di Bergen vista dalla Fløibanen © Andrea Lessona

Scorcio di Bergen vista dalla Fløibanen © Andrea Lessona

La funicolare di Bergen sale lenta i binari del monte Fløyen, serpenti d’acciaio parallelo che cingono la montagna della seconda città di Norvegia. A ogni metro, il sipario si apre dai finestrini fumé rivelando uno scenario ineguagliabile: la porta dei fiordi si mostra nel ventaglio dei suoi colori dipinti sino a dove si unisce con l’orizzonte.

E’ lì che seguendo la scia lasciata dalle barche di grande stazza andrò domani. Non prima, però, di aver goduto di questo spettacolo: dalla terrazza naturale della montagna, dove l’uomo ha ricavato comodi punti di osservazione, si possono vedere salire quassù altri convogli della Fløibanen.

La funicolare di Bergen parte laggiù, vicino al cuore pulsante della città: è lì dove l’ho presa prima. Dal 15 gennaio del 1918, quando entrò in funzione, ogni giorno porta instancabile migliaia di passeggeri: il tragitto di solo otto minuti e le carrozze ultramoderne, con tanto di aria condizionata, sono un dolce preludio a ciò che sarà una volta qui.

I pendii del monte Fløyen, da cui la ferrovia leggera prende nome, rivelano scenari alternati di alberi dall’alto fusto: ogni tanto, attraverso il loro manto, si intuiscono le prime case colorate e le stradine in mezzo, rigagnoli leggeri che scendono la montagna. L’asfalto arriva sino a un certo punto, e poi muore nel verde.

Viene usato dagli abitanti della zona, pochi privilegiati fortunati che abitano quassù, e da un trenino elettrico: pieno di bambini e genitori al seguito sale lento il pendio sino a dove gli è concesso. E poi si distende sulla piazzuola per girarsi e scendere dabbasso.

E’ lì, nell’atto del manovrare la sua livrea variopinta, che l’ho visto prima mentre la funicolare di Bergen mi portava sulla terrazza naturale dove mi trovo ora: dista davvero poco alla vetta del monte, alto 320 metri.

Continuo a respirare l’aria cristallina della Norvegia, e perdo lo sguardo laddove l’orizzonte è solo una tenue striscia azzurra: punto di fuga di tutte le nave che solcano le acque fredde dei fiordi norvegesi.

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