Museo anseatico di Bergen

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Museo Anseatico, Bergen © Andrea Lessona

Museo Anseatico, Bergen © Andrea Lessona

Sui due piani del museo anseatico di Bergen, sono disposti ricordi: mentre cammino il pavimento scricchiolante che unisce le stanze strette, li guardo prendere vita e raccontare il passato.

Dicono di quando la seconda città della Norvegia dominava i mari e grazie agli accordi commerciali con altri centri europei della Lega anseatica era potenza economica prospera e ricca.

Una ricchezza figlia di lavoro duro e condizioni estreme. Le stesse che rivedo qui nell’edificio di legno grezzo del Finnegården: stretto tra gli altri colorati del Bryggen, è una struttura del 1704, diventata il museo anseatico di Bergen.

Di proprietà del mercante J.W. Olsen, l’immobile è stato destinato all’attuale uso nel 1872. Siccome gli oggetti raccolti nei decenni sono andati via via aumentando, per esporli tutti è stata realizzato un altro edificio.

A disegnare il secondo, il Murtasken, fu l’architetto Conrad Fredrik von der Lippe (1833-1901): un ulteriore spazio per il museo anseatico di Bergen in cui conservare la memoria di un tempo lontano.

A cominciare delle dure condizioni che dovevano sopportare i marinai e i commercianti di quel periodo: una vita molto diversa e ben lontana rispetto agli sfarzi e alle agiatezze della classe dirigente.

Al primo piano del museo anseatico di Bergen sono stati fedelmente riprodotti l’ufficio e gli alloggi del responsabile: c’è l’armadietto dei liquori, la camera da letto estiva e le stanze degli apprendisti.

Strette e scomode ospitavano piccole brande: in ognuna di loro dormivano due ragazzi. Poche ore soltanto rubate alla fatica di un giorno interminabile: iniziato col buio e finito al lume di una lampada a consumare un pasto veloce prima del riposo.

Al pian terreno del museo anseatico di Bergen, invece, si trova il magazzino del pesce in cui ogni mese venivano lavorate un milione di libbre di pescato. C’è anche la fiskeskrue, la pressa che comprimeva il pesce nei barili.

Alle pareti, reti di ogni tipo e dimensioni sembrano un’infinita ragnatela di corda in cui sono impigliati odori e ricordi.

Per approfondire:
Wikipedia

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