Parco Vigeland, Oslo scultorea

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Fontane di Vigeland Park, Oslo © Terje Borud – Visit Norway

Fontane di Vigeland Park, Oslo © Terje Borud – Visit Norway

L’acqua zampillante della fontana gorgoglia la storia del parco Vigeland e scorre nel catino quadrato sorretto da sei uomini di ogni età, simbolo di forza e vigore differenti. Come il contributo che possono dare alla vita e all’opera più imponente del Frognerparken alla periferia di Oslo.

È qui che Gustave Vigeland iniziò a realizzarlo nel 1924 dopo un accordo preso con la municipalità: in cambio di un nuovo alloggio – che sarebbe diventato museo alla morte -, avrebbe donato alla capitale della Norvegia tutti i suoi lavori. E così fu.

Oggi, quello che dalla fontana guardo distendersi lungo i 320 ettari è lascito d’arte e talento, trionfo vivo di ingegno e creatività. È stato così sin da quando ho superato l’ingresso principale del parco Vigeland su Kirkeveien, e con le mani ho sfiorato il portale.

Ha cinque entrate con bassorilievi in bronzo, e due porte più piccole in ferro battuto sui lati. Il motivo dominante è il drago, eredità pregnante della tradizione vichinga e soggetto prediletto dell’autore. La sua statua con in mano martello e scalpello, e realizzata da lui stesso, era lì sulla destra a guardarmi.

Poi, attraversato lo spiazzo dell’entrata, sono arrivato al grande ponte in granito: è lungo 100 metri e largo 15. Fu l’artista a volerlo così imponente rispetto al canale che supera. Sulle due sponde ci sono 58 statue in bronzo a grandezza naturale di uomini e donne, adulti e bambini, in gruppi o da soli.

Stele nel Vigeland Park © Johan Berge – Visit Norway

La più famosa è il Sinnataggen, il bimbo furioso. Nel tempo è diventata uno dei simboli del parco Vigeland e della città di Oslo. Sul lato sinistro della struttura ho visto la piccola area circolare per i giochi dell’infanzia.

Al centro, invece, c’è la scultura di un altro bambino, questa volta non ancora nato. Intorno, otto statue di bimbi in diverse fasi della crescita.

E poi, superato il ponte, sono arrivato qui dove mi trovo ora: davanti alla fontana d’acqua zampillante che gorgoglia la storia del parco Vigeland. Mentre continuo ad ascoltarla, fisso le venti sculture a forma d’albero intorno alla vasca. Figure umane s’intrecciano al loro fusto, simbolo di età diverse dalla nascita alla morte. Sessanta bassorilievi decorano le pareti esterne.

Cammino intorno alla struttura seguendo il labirinto disegnato sul pavimento: il suo motivo in bianco e nero copre una superficie di 1800 metri quadrati, e l’intero sviluppo è lungo quasi tre chilometri.

Rinuncio a seguirlo tutto, e salgo la scalinata a tre livelli per raggiungere la terrazza: lì c’è la colonna alta 17 metri, insieme raffigurato di 121 esseri umani intrecciati tra loro. Scolpita in un unico pezzo di granito, è chiamata il Monolito. Da qui la vista del parco Vigeland è splendida, insieme di talento sempre vivo.

Dopo averlo guardato tutto, scendo le scale e arrivo alla fine del percorso dove si trova la Livshjulet, la ruota della vita. La scultura è composta da sette figure umane (quattro adulti e tre bambini) che si intrecciano e si rincorrono. E formano un cerchio, ideale conclusione di un viaggio nel ciclo della vita: dalla nascita alla morte.

Per approfondire:
Wikipedia

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